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Cuoio e acciaio

Può un’amicizia diventare passione?

Sì, a noi è successo.

Cercheremo in questo blog di condividere il nostro modo di viverci all’interno di una relazione D/s.

L.

Un diario di questa “cosa bella” che ci sta capitando.

La scriveremo giorno per giorno.

A quattro mani.

A viverci, a fissare e fotografare, attimi, di chi sa che ogni giorno debba essere vissuto con intensità,

…atteso come il primo…

…vissuto a pieno…

come dovesse essere l’ultimo.

Mr.

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200

Siamo sdraiati sul letto, tu giochi con la frusta a colpire il menu che si trova sul tavolino. Cade più volte, e alla fine decidi di provare a colpire più forte per vedere se si rompe. Un bel taglio netto, con il buchino finale del crack…. l’effetto è molto simile a quello sulla pelle, i segni restano in rilievo, allungati e con il nodino che lascia il pallino ovunque arriva. La pelle non si rompe, si lacera, brucia, si arrossa e porta con sé il segno del tuo passaggio.

Finora hai solo giocato a colpirmi… mentre mi scopavi o usavi la bocca. Ora so che vuoi usare la frusta.

Chiudi la porta rossa che porta al corridoio davanti al bagno e mi ci appoggi.

Cominci piano, a scaldare la pelle, a non fare male… solo per preparare il campo di battaglia.

Vuoi tenga il conto. Cominci con 30. Poi altre 30. Sono in piedi, appena appoggiata alla porta, quando mi giri e alzi le braccia per colpire il seno, una serie di 10, più fastidiosa ma ancora sopportabile.

Di nuovo girata. Un’altra serie di 30. Qualche colpo più deciso mi fa andare in punta di piedi. Alla serie successiva la porta comincia a essere il mio sostegno. Fra un colpo e l’altro mi piego, fatico a pronunciare alcuni numeri, il dolore aumenta. Avverto però che non vuoi fermarti. Ancora 30, il mio viso è completamente schiacciato sulla liscia parete rossa della porta, quasi vi volessi entrare. Come se potessi attutire i colpi. Stavolta hai alternato colpi più leggeri con alcuni piatti, usando il corpo centrale della frusta credo, perché non era il crack a colpire e arrivava quasi da una parte all’altra della schiena, premendomi ancora di più contro il mio sostegno.

Ogni volta ricomincio a contare da principio ma controlli che tenga anche il conto complessivo: 160.

“Ancora 30?”

Sai che non so dirti di no. Anche se ora fatico a stare ferma, i piedi sono uno sopra l’altro, e alcuni numeri non li riesco a dire, il dolore mi ferma la voce. Fai un ultimo riassunto per arrivare alla conclusione che 200 sia il numero perfetto, così ripeti ancora una volta una serie da 10 sul seno.

Ogni tanto ti sei fermato ad ammirare il tuo lavoro, a fotografarmi, toccarmi la schiena, osservare i segni che piano piano emergevano, e consolarmi.

Non sapevo a che punto volessi arrivare, ma sapevo che oggi la frusta sarebbe stata la protagonista del nostro incontro. E lo desideravo tanto quanto te. Ero concentrata, non ho pianto, ho assaporato ogni sensazione, ho sussultato, a volte urlato e cercato di entrare dentro la porta quasi, ma non ho pianto.

Grazie Padrone

L.

A testa in giù non si squirta

Una delle cose che ti ha colpito e ti incuriosiva provare nel dungeon di K. e s. era la croce rotante.

Non è facile trovarla, e particolare come strumento di tortura.

Destabilizza sotto molti punti di vista. Bloccata, sollevata da terra, con poca stabilità.

Ricordo che in passato alcune sospensioni erano difficili da “sostenere”, i movimenti ondulatori danno uno strano senso di malessere. La paura che anche la ruota possa essere simile c’è. Come sempre però questo non ferma la curiosità di provare.

È s. a farmici salire, a bloccare i polsi, poi le caviglie. La cintura viene fermata da K. Poi indecisi per un attimo se da bendata o meno… alla fine si opta anche per questa ulteriore privazione sensoriale. Chissà che non sia d’aiuto.

La muovi leggermente, poi il colpo deciso. Sono sotto sopra. I piedi escono dalla sede nella quale erano poggiati, ora sono solo le cavigliere a sostenere e tenere. Dura pochissimo e sono di nuovo dritta.

È stato decisamente meno fastidioso di ciò che pensavo.

Vuoi riprovare, magari con qualche stimolazione. Un colpo deciso, di nuovo, e i piedi che diventano sostegno. Prendi la Wanda e me la punti fra le cosce. Non posso muovermi, posso solo subire. Lo stimolo di spingere, quello di squirtare, eppure non è così immediato come sempre, sembra qualcosa fermi la solita esplosione.

A testa in giù non squirto… non riesco a combattere la gravità. Cambiano le percezioni, la testa ciondola e il corpo, contratto, cerca di combattere per tornare alla sua posizione naturale.

Non ho sofferto il mal di mare, ma a testa in giù non squirto.

Grazie Padrone

L.

Una serata con K. e s.

Siamo stati invitati da una coppia d/s nel loro dungeon. Dopo qualche chiacchiera vi siete accordati e trovati sulla stessa linea d’onda, tanto da decidere di vederci.

Il posto è davvero molto bello e attrezzato, lui un gentleman e lei sorridente e gentile. Basta davvero poco per sentirsi a proprio agio in questa situazione, anche se nuova.

Mentre i Dom chiacchierano e sorseggiano del vino noi ci annusiamo, ci sfioriamo, cominciamo a conoscerci.

Sono abbassata a terra, con la testa fra le sue cosce, quando loro si alzano, si avvicinano a noi e sento la prima sculacciata colpirla, e il suo primo grazie al Signore. Il primo di tanti.

Legate insieme a un trapezio che scende dal soffitto, specchi ovunque che ci rimandano le immagini dei nostri corpi e una catenella attaccata con una pinza al mio e al suo capezzolo sinistro, unite.

Si alternano i colpi, gli strumenti e le mani che li usano. Siamo vicine e avverto il suo dolore, lo conosco, lo vivo anche io, lo assorbo. Vedo il Padrone a cui appartengo colpirla, so cosa sentirà e cerco di starle vicina, quasi per consolarla.

“Questo brucia”, quando vedo che impugna la frusta che ha creato lui la avviso, cerco di prepararla.

Credo che per entrambe essere colpite da un altro Dom sotto gli occhi del Padrone, sia un modo per rafforzare ancora di più la devozione e compiacerlo. Un modo per dimostrare che se si è lì, insieme, è per fargli fare bella figura, renderlo fiero di noi.

Il dolore e il piacere si alternano e mischiano. Qualche scatto per immortalarci, fissare un ricordo, quello di una serata piacevole e di condivisione, che sicuramente verrà replicata.

Grazie Padrone

E stavolta un grazie anche a K. e s.

Era da tempo che si sperava in un incontro bdsm che potesse essere chiamato tale. Giovedì, grazie a K ed s si è potuto concretizzare.

Il Padrone di casa, K, distinto, gentile, disponibile ad offrire ogni cosa.

Vero Re di un regno costruito con tempo, perizia ed esperienza.

La sua schiava, s, docile, ben educata, sempre pronta ad obbedire agli ordini del Padrone. Pronta a soddisfare ogni richiesta.

In un ambiente dedicato, attrezzatissimo sotto ogni punto di vista e per ogni pratica immaginabile, ospitati in modo magistrale tanto da potersi sentire “a casa propria”, fra attrezzature ed arredi professionali disposti con cura e gusto, ho potuto realizzare questo desiderio.

I patti e la condizioni erano chiari.

Condividere tutto entro i limiti del consentito. Così è stato.

Vi abbiamo fatte giocare fra voi mentre prendevamo gli ultimi accordi.

Poi, a turno vi siete dedicate ai Dom, sempre come richiesto e preteso.

Mai fuori posto e sempre precise. Come si conviene. Come deve essere.

Siete state impeccabili.

Io non so, non posso conoscere le emozioni che son state provate da K e da s giocando con noi.

Però posso parlare delle mie e di come ho potuto “leggerti” ed interpretare la serata.

Ti ho ceduta per una sera.

Fosse stato poco più di un anno fa questa cosa mi avrebbe causato apprensione.

Ora no. Non più. Ora mi bastava guardarti fra le mani di K per sentire comunque quelle che sarebbero state le tue reazioni. Fosse stato tempo fa una esperienza del genere non sarebbe stata possibile se non bendata. Perché le emozioni che ti sarebbero piovute addosso avrebbero dovuto avere intensità ma non un volto. Ora no. I cappucci son serviti solo per la privacy degli scatti ma non per il gioco.

Anche quando giocavi girata.

Tu sapevi che ero lì. “per la posizione non riuscivo a vederti…” mi hai detto.

Però sapevi che c’ero e controllavo.

Mi sentivi.

Da parte mia è stato bello lasciarsi andare alle attenzioni di s.

È stato bello farlo tenendo però l’attenzione su quel che stava accadendo a te.

Poi leggere le reazioni. Vedere che ti trovavi bene con lei o rispondevi a Lui.

Che osservavi cosa stessi facendo a lei. Conosci la mia mano. Sai che sa essere leggera ma anche pesante. Sapevi cosa succedeva.

Poi sulla ruota ti ho parlato.

La teoria voleva che ti si fosse fatta girare velocemente. Io non ne ero convintissimo e ho provato a farti dondolare un po’ prima di farti girare.

Ti conosco, ti piacciono le emozioni decise ma meglio arrivarci per gradi. Se siamo arrivati dove siamo è perché ti ci ho portata poco alla volta.

Così su quella ruota.

Tutto l’incontro è stato un crescendo.

Tanto nuovo quanto naturale.

Ora son rimasti ricordi. Belli.

Son rimasti lividi e segni. Sulla pelle e dentro.

Mi è piaciuto.

Spero si possa ripetere.

Il nostro è un rapporto consolidato con il tempo come pure quello di chi ci ha ospitati. Non si era a caccia di emozioni personali fini a se stesse e lo si è letto e percepito.

Un grazie a te L.

Un grazie di cuore a K e s.

Mr.

Che tu sia per me il coltello

Appena l’ho visto nella teca del negozio proprio sotto di me, ho pensato che ti sarebbe piaciuto. È davvero piccolo, in miniatura, ma ben rifinito e “reale”. Lo infilo nel portamonete del mio borsellino. Non vedo l’ora di dartelo!

Oggi, a letto, ti raggiungo con il pugno chiuso:

“Indovina, cosa c’è nella mia mano?!”

La apro e te lo porgo. Sapevo avresti apprezzato e sapevo anche lo avresti usato. Fai qualche prova qua e là, punzecchiandomi. Così piccolo è utilizzabile ovunque, ricorda molto uno spillo la sua punta, fastidiosa.

Poi lo appoggi e mi usi.

È ancora lì però, a portata di mano.

Stavolta sono su di te, mi muovo, vuoi che scopi. E riprendi a usarlo. Sul seno, sotto, nei punti più sensibili, sui capezzoli, sulle gambe, sul culo. E io quasi non lo sento. Vedo dove vai a colpire, ma non sento il fastidio di poco prima. Il tuo cazzo mi fa questo effetto, e a te diverte goderti lo spettacolo del dolore che svanisce, quasi come per magia. A tratti, quando hai la mano più pesante, avverto che si fa strada nella mia mente, che cerca di riaffiorare, ma finché il tuo cazzo scopa figa e testa, non può tornare.

Mi afferri il collo, mi spingi verso l’alto:

“Dai che stai per godere… godi!” e ancor prima di finire la frase mi colpisci il seno, a sberle.

Fra i pensieri annebbiati dall’orgasmo il dolore c’è, è sempre stato lì e solo tu lo liberi di nuovo, per leggerne la smorfia sul mio viso.

Grazie Padrone

L.

Una pillola non cambia la sostanza

Oggi hai voluto giocare, divertirti con una cosa nuova, per la curiosità di provare.

Ci sono delle pillole che aiutano a mantenere l’erezione più a lungo, eri curioso di vedere se davvero facessero la differenza.

Beh… non la fa, non a noi.

Forse ha accorciato un pochino le tempistiche di ripresa, ma sono piacevoli anche quelle. Quando non c’è fretta, come oggi, ci si gode ogni attimo, sdraiati, uno accanto all’altra, a parlare, a stuzzicarsi. Ecco… forse oggi lo stuzzicarsi è durato un po’ meno.

Mi hai scopata, un sacco.

Mi hai aperto il culo a forza, a secco, e hai continuato fino a quando ha cominciato a fare meno male, per poi riempirlo.

Mi hai scopata di nuovo.

Ridendo pensavamo all’ultimo taccuino su legami, dove una mistress curiosa e incredula, chiedeva una foto. Io sono nuovamente impalata su di te. Nessuna foto, non serve. Solo la fortuna, mia, di sentirlo aprirmi, farmi male, di sbattermi, farmi godere, di sentirmi tua anche così.

Grazie Padrone

L.

Tanto per far contenta la Mistress, visto “impalata” le pareva esagerata come cosa, vediamo di essere più fini:

“Io, asta…

Tu, bandiera!” 😀

Mr.