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Cuoio e acciaio

Può un’amicizia diventare passione?

Sì, a noi è successo.

Cercheremo in questo blog di condividere il nostro modo di viverci all’interno di una relazione D/s.

L.

Un diario di questa “cosa bella” che ci sta capitando.

La scriveremo giorno per giorno.

A quattro mani.

A viverci, a fissare e fotografare, attimi, di chi sa che ogni giorno debba essere vissuto con intensità,

…atteso come il primo…

…vissuto a pieno…

come dovesse essere l’ultimo.

Mr.

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Per prima e per ultima

La croce è stata la prima cosa che hai realizzato alla tana e la prima che abbiamo usato per giocare. L’altro giorno è stata l’ultima che hai smontato, perché hai voluto salutare la tana con lei.

Hai persino scherzato sul fatto che magari la potessi scardinare io, così da non dover rimuovere tu tutti i tasselli.

D’altronde è risaputo che io ferma non ci so stare. Aspetto ogni tua mossa, le desidero, ritorno in posizione ogni volta, ma restare immobile a volte è proprio impossibile.

Per questo più volte ti sei divertito a trovare i modi più disparati per far sì che i miei movimenti fossero limitati e diventassero essi stessi tortura.

Il dolore ai muscoli, l’indolenzimento, i formicolii, gli strattoni, le reazioni e i movimenti incontrollati vengono arginati e costretti, ma non inibiti, anzi a volte credo siano stati amplificati dalle legature stesse.

Anche oggi è stato così. Hai aggiunto vari punti di aggancio: polsi, gomiti, collare, torace, giro cosce, ginocchia e caviglie. E poi hai cominciato ad aggiungere le mollette, e poi hai preso la Wanda…

A un certo punto il rumore delle catene in tensione ti ha fatto pensare si potessero staccare davvero. Ti sei fermato, hai staccato prima me dal muro, poi la croce.

Staccata da qui, ma riposta in ordine con tutte le nostre cose, pronta per essere rimontata nella prossima tana.

Grazie Padrone

L.

Il bisogno del tuo cazzo

Sono arrivata prima di te stavolta.

Accendo il riscaldamento, mi spoglio e ti aspetto a letto.

C’è il gioco nuovo sul comodino. Lo appoggio fra le gambe e ti mando una foto.

“Lo accendo?”

“Sì!”

Mi piaceva l’idea di mostrarti come ti aspettassi, e capire se volessi cominciassi a masturbarmi. Ti piace trovarmi pronta, questo era un nuovo modo di esserlo.

Il lelo stimola in un modo particolare, deciso. Credo arrivi diretto alle ghiandole di skene perché avverto quasi subito lo stimolo di spingere. Anche se da sola mi è quasi impossibile squirtare, questo ci arriva molto vicino.

La cosa strana è che più uso il lelo e più avverto in modo preciso il bisogno del tuo cazzo dentro di me. Sono a gambe aperte, il toy è appoggiato sul clito e mi manca il tuo cazzo. Avverto la sensazione di “vuoto”, della mancanza dei movimenti decisi che conosco bene. Del tuo peso su di me a premere, schiacciarmi, penetrarmi fino in fondo. L’altro giorno avevo il gioco appoggiato mentre mi scopavi e ora quasi ne avverto la sensazione e la mancanza al contempo.

Arrivi. Dopo avermi usata prendi in mano tu il lelo, che era rimasto dietro di noi. Appena lo appoggi esplodo. Inondo il letto di un getto caldo di squirt. È come aprire un rubinetto. Dopo le tue stimolazioni è bastato un niente perché perdessi del tutto il controllo. La mancanza del tuo cazzo era stata colmata e il piacere non aveva più argini che lo trattenessero.

Grazie Padrone

L.

Ci siamo noi

Dalla foto che hai scattato mentre ero appesa al muro, al disegno realizzato da G.

Chiunque lo avesse visto prima di noi ti aveva detto: “la si riconosce… è proprio lei nel disegno”.

In realtà credo che ci siamo noi. C’è tutto ciò che ci rappresenta e viviamo ormai quasi da un anno e mezzo.

C’è il dolore, il colore, il cuoio e l’acciaio, i dettagli dei tuoi lavori, la fiducia, l’abbandono. Ci sono io, al muro, dove e come mi hai messa tu.

Ci siamo noi.

Grazie a G. per aver estrapolato su tela tutto questo. Un ricordo indelebile che rappresenta tutto ciò che siamo.

E, come sempre, grazie Padrone.

L.

The class

Siamo sul divanetto. Mi pieghi sulle tue ginocchia. Nessuno mi ha mai messa in questa posizione, che mi fa sentire piuttosto inerme. Forse il posto agevola, l’altezza della seduta è quella giusta.

Mi immobilizzi, alzi il vestito e cominci a colpirmi. Hai lo slapper con te, e lo alterni alle mani. Nonostante la musica il suono è netto, riecheggia nelle mie orecchie tra un colpo e l’altro.

Appoggio la testa sul cuscino davanti a me, tu ci infili la mano, la lecco, e tu continui a colpire. Non è facile stare ferma e neppure in silenzio. I miei occhi sono chiusi e tutto ciò che abbiamo intorno non c’è. È come essere alla tana, le sensazioni non cambiano. Sei tu che mi colpisci. Siamo in un locale dove c’è una festa bdsm, ma le sensazioni sono comunque le nostre.

È bello potersi vivere liberamente, in mezzo a persone che ci conoscono, e parlare di fruste, dei tuoi oggetti, di ciò che crei, persino dirmi: “vai”, indicando la croce, quando vuoi mostrare come funziona la frusta con i 4 lacci finali.

Torniamo a casa chiacchierando come sempre, con il culo caldo e arrossato.

Grazie Padrone

L.

Serata da ricordare quella di ieri. In un posto speciale fra gente amica.

C’era da festeggiare e s’è festeggiato.

Poi c’era da farti sentire Mia e tenerti con me. Al tuo posto. Quel “posto” che ben conosci e nel quale ti vieni a trovare ogni qualvolta la mia mano pretende.

È stato tutto bello. Naturale.

Per nulla forzato.

La tua pelle a vibrare sotto le mie mani ed i miei giochi.

Il viso contratto ma felice.

Il sentirti “morbida” ed abbandonata quando poi ti porto a me.

C’era musica e frastuono in quella sala.

Ma le nostre emozioni si parlavano ed ascoltavano come se non ci fosse nessuno.

Una ricorrenza.

Un quadro.

Dei giochi.

Visi e sorrisi amici.

Tanti ricordi.

Un nuovo capitolo di questo splendido libro.

Sono felice.

Mr.

Scivolo nell’oblio

È mentre mi sbatti che accade.

Sei sopra di me, mi scopi, mi afferri per il collo, dai e togli respiro. E la presa diventano capelli tirati, testa strattonata, guance schiaffeggiate. Sbattuta dal cazzo fra le cosce, di rimbalzo sul materasso tutto il corpo segue i tuoi movimenti. Ma è quando con le braccia dai dei contraccolpi a spalle e testa che mi perdo. Scivolo nell’oblio. Non so più dove sono. Non sento più nulla. La mente va e il corpo la segue. Arresa, inerme, i muscoli molli, non oppongo alcuna resistenza e fluttuo.

Mentre il mio corpo rimbalza perde ogni controllo. Occhi chiusi. Mi porti via. Non bruciano i segni della frusta, non fa male il culo rosso, non sento più la voglia che cola fra le gambe. Tutto è ancora lì… pronto a tornare e farsi sentire prepotente appena mi farai scivolare di nuovo in me. Ma ora… è nell’oblio che mi vuoi.

Grazie Padrone

L.

Il tuo cazzo è un anestetico

Me ne sto rendendo conto sempre di più e in modo inequivocabile. Il tuo cazzo è un anestetico.

Venerdì pomeriggio mentre mi scopavi hai cominciato a schiaffeggiare i seni. Il primo colpo è stato deciso, ha riecheggiato nella stanza il rumore. E non ne ho percepito il dolore.

È stato strano rendermene conto e soprattutto guardarti continuare a colpirmi e non sentire nulla. Non mi faceva male.

Ho sempre avuto il seno delicato. Ti diverte stuzzicare i capezzoli e vedere le mie smorfie.

Ora è tutto ovattato e modificato. Ti ci appoggi di peso, lo schiacci, mi schiacci, lo stringi, e continui a scoparmi. E non ne percepisco il dolore.

Più tardi poi, parlandone, entrambi abbiamo avvertito questa differenza di percezione.

Oggi hai voluto tastare con mano che fosse un’evoluzione e non un caso.

Hai cominciato subito a colpirmi. Non ti sei fermato. Hai insistito. Il rumore degli schiaffi era netto, pieno. Uno dietro l’altro. Eppure ero come anestetizzata. Mi scopavi, mi sbattevi e mi colpivi. E non ne ho percepito il dolore, di nuovo.

Alla luce, in cucina, osservo i segni rossi, i contorni delle tue dita rimasti impressi. Ora ne avverto il calore.

Il tuo cazzo è un anestetico.

Grazie Padrone

L.