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Cuoio e acciaio

Può un’amicizia diventare passione?

Sì, a noi è successo.

Cercheremo in questo blog di condividere il nostro modo di viverci all’interno di una relazione D/s.

L.

Un diario di questa “cosa bella” che ci sta capitando.

La scriveremo giorno per giorno.

A quattro mani.

A viverci, a fissare e fotografare, attimi, di chi sa che ogni giorno debba essere vissuto con intensità,

…atteso come il primo…

…vissuto a pieno…

come dovesse essere l’ultimo.

Mr.

Passione

“Poi fu la passione che si mutava in tenerezza e di nuovo, ancora, in passione, in gesti increduli e tenui e poi quasi feroci, tutto assieme, come se si dovesse vivere tutto quella notte. Tutto quello che si vive in una vita intera, racchiuso in quella notte in cui si mescolavano un’insopportabile lentezza e una furia senza confini, in cui si univano rimpianto e sollievo in una fusione che annientava ogni pensiero, che vanificava ogni cosa che non fosse labbra, e pelle, e occhi, e mani, e piacere…”

Petite, la perla del Moulin Rouge – Romanzo

Anna Bonacina

Le parole taciute, soffocate dai gesti.

La calma apparente dei nervi tesi a vibrare.

Il cuoio e l’acciaio che domano l’istinto.

La calma e le carezze di quando accucciata mi vieni a cercare.

Mr.

Bloccata

“Ti muovi troppo così, non va bene”.

Mi volevi immobile con la Wanda premuta fra le cosce. Senza via di scampo.

La frusta in bocca per non gridare. Polsi e caviglie legati alle catene del letto.

E tu premevi, cercavi il punto che più mi facesse contorcere. Fino a quando l’hai infilata tutta. Vibrava dentro di me. La sfilavi per poi rispingerla dentro.

Ho squirtato, tanto. Eri seduto sul letto sopra di me e ti è arrivato fino sul viso. Ti sei avvicinato e me l’hai fatto leccare.

Oggi mi hai voluta bloccata.

L.

Ti ho sentita andar via.

Fra gemiti e sussulti.

Ti ho sentita andare lontano, in un mondo ormai solo nostro, io ti ci porto. Tu lo fai vivere.

Ti ho riportata a me.

Si. Ho voluto bloccarti a quelle catene per farti sentire quanto piegarti sia vita per me.

Quanto il tuo corpo risponda alle mie mani.

Ti ho guardata contorcere mentre schizzavi voglia a bagnarmi il viso.

Non mi sono fermato… ti volevo ancora un po’ più in la.

Te l’ho spinta dentro, a prepararti, prima di sbatterti e sbatterti ancora.

Ti ho guardata stringere i denti sulla frusta.

La conosci bene. Fattela amica. Non solo a segnare ma anche a calmare.

Mi hai leccato il  viso ancora bagnato dalla tua voglia.

Ti ho portata con me.

Ti ho liberata.

Ti ho avvolta.

Sfinita.

Provata.

Docile e morbida.

Ti ho consolata ed accarezzata.

“Si sta bene su quel letto… al caldo… nudi… addosso l’uno all’altra”

Si. Siamo stati bene.

Mr.

Il coltello

«Come vorrei pensare a noi come a due persone che si sono fatte un’iniezione di verità, per dirla, finalmente, la verità. Sarei felice di poter dire a me stesso: “Con lei ho stillato verità”. Sì, è questo quello che voglio. Voglio che tu sia per me il coltello, e anch’io lo sarò per te, prometto».

Davis Grossman, “Che tu sia per me il coltello”

La verità fa parte di noi, di questo rapporto di fiducia reciproca.

Mi dici: “sei bella”.

E io ti credo.

Non è un “bella” estetico o di apparenza.

È un “bella” per ciò che sono, più che per come.

Un “bella” per come stiamo insieme, per ciò che ti dono e come ti faccio sentire.

Un “bella” che racchiude un po’ tutto.

Un “bella” che c’è perché tu lo rendi possibile.

L.

Si “sei Bella” di quella bellezza che solo la spontaneità sa donare.

Sei Bella per come ti poni con me, per quel che pensi ed in quel che fai.

Nella trasparenza del nostro rapporto.

Sei Bella.

Di quella bellezza che fa brillare gli occhi.

Di quella bellezza che fa stringere le spalle quasi a raggomitolarsi e muovere le mani ad accarezzare quel che la mente stringe.

Si…

Sei Bella. Per quel che hai scritto sopra. Per quel che hai detto.

Per quel che sei e rappresenti per me.

…sei Bella…

Mr.

La frusta

“Sarò leggero, ti scalderò la pelle poco per volta”.

Mi hai legata alla sedia al contrario, così da essere libero di colpire la schiena e i glutei. Hai cominciato piano, leggero. Sei stato di parola. Serie di 10, a volte 9 altre 11. Dopo un po’ facevo fatica a tenere il conto. Sei voluto arrivare fino a 100. E io che finora ho sempre pensato fosse esagerato e noioso colpire così a lungo, mi sono dovuta ricredere.

Qualche pausa, la Wanda, le tue mani… e c’è un lago sotto di me.

La schiena è tutta disegnata, gli ultimi colpi erano meno leggeri, ma siamo arrivati dove volevi.

Mi sfiori la schiena, é calda, io sento solo il calore della tua mano.

 

100 colpi di frusta.

Fan male…

Ma la frusta è magia.

E’ contrasto fra voglia e dolore.

E’ quella sottile asticella che si alza e ti porta lontano ad ogni schiocco contrapposto alle mie mani che si bagnano della tua voglia.

Che ti calmano e ti portan lontano.

E’ brivido… che eccita e al contempo fa male.

Si.

Gli ultimi colpi eran più decisi.

A firmare la tela.

 

Mr.

Appesa

Oggi mi hai appesa.

Prima il torace, poi una gamba alla volta, mi hai legata e poi sollevata.

È una sensazione strana. Dondolavo sul letto. Le corde mi sostenevano, mi serravano, mi avvolgevano e immobilizzavano.

Ero già stata legata ma non sospesa.

Sei inerme, fluttui nel vuoto. Provi a contrastare le corde ma non puoi. Ritorni sempre alla posizione iniziale, quella che loro ti danno. Quella che tu hai dato a loro.

Oggi mi hai sospesa, corpo e testa. Portata via, come sempre.

L.

Ti avevo chiesto una tua fantasia.

“…non sono mai stata appesa…”

Tu sai che mi piaccion le corde anche se ancora strada da fare ne abbiamo.

Ne ho.

C’è voluta attenzione.

Impegno e ricerca.

Ma sai anche che poi mi ripaghi a pieno.

Sempre.

Abbiamo atteso.

Il tempo ed il luogo.

Era tutto pronto da giorni ma noi non lo eravamo ancora.

Abbiamo atteso.

C’è voluto tempo… a prepararsi.

A prepararti.

Legarti con calma stando attento che ogni spira cadesse al punto giusto.

Si, ti ho legata il torace e poi issate una gamba per volta e ti sei trovata su, così.

Ad ondeggiare fra brividi e sogno.

Hai faticato in quella posa.

…ansimavi quando ti ho liberata…

Poi ti sei accovacciata a me. sul letto.

Abbandonata.

Ora hai qualcosa in più.

Abbiamo qualcosa in più che ci arricchisce dentro.

Che lega più delle corde.

…son ore che ti ho liberata…

Ma ti stringo ancora dentro.

Mr.